lunedì 27 settembre 2010

La danza dei sette veli

La più famosa Danza dei sette veli è quella eseguita da Salomè davanti ad Erode, dopo che questi gli ha chiesto di danzare per lui promettendole di darle in cambio qualunque cosa ella avesse desiderato.



Poiché Salomè si era invaghita del profeta Giovanni Battista, imprigionato nelle segrete del castello e restio a concedersi a lei, al termine della danza ella chiede ad Erode di ricevere la testa mozzata del profeta su un piatto d'argento.


[→ Il libretto completo dell'opera di Richard Strauss]

A prescindere dai significati consueti, in questo blog definisco "Danza dei sette veli" una pratica assai frequente in terra italica, che ha pure qualche tratto in comune con la danza orientale messa in scena da Strauss:

Il salto della quaglia


Con l'espressione "salto della quaglia" ci si riferisce al trasformismo politico che diventò una prassi già nei primi governi della nostra Repubblica.

Un politico eletto per svolgere un determinato programma passa all'improvviso dalla parte dell'avversario, spesso per motivi reconditi.

Questa pratica venne definita con esattezza dal pluri-presidente del consiglio Agostino De Pretis, con una frase icastica presente su tutti i libri di storia:

Se qualcheduno vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?

Conclude Wikipedia il suo articolo sul Trasformismo:

Si può ritenere che il trasformismo sia sempre stato una costante della storia della democrazia italiana, che negli anni 1980 ha preso la configurazione di consociativismo.

Più che parlare con guanti bianchi di "consociativismo" in riferimento alla politica degli ultimi decenni, io la definirei l'arte dell'intrallazzo.

Il salto sul carro del vincitore, a dispetto di ogni coerenza negli ideali professati fino a un momento prima, è diventata una prassi talmente scontata che alcuni politici hanno praticato il salto della quaglia anche più di una volta.

Perciò, senza la pretesa di essere esaustivi (non basterebbe, forse, un elenco telefonico!), racconteremo i percorsi a zig-zag di molte facce che prendono lauti stipendi per mal governarci (l'aggettivo negativo non ha intenti polemici, ma è riferito ai dati di fatto).

Nani e ballerine


La danza dei sette veli nella quale ci si spoglia di un ideale e poi di un altro e di un altro ancora a dispetto della decenza e del decoro è anche la causa di quel "mettersi in vendita" denunciato da alcuni parlamentari (vedi il post Onorevoli: prostituite ed elette?).

Il trasformismo, il rapido cambiamento di facciata, sono un facile terreno di coltura per le cosiddette "mignottocrazie" ed i ruoli da "calendariste delle pari opportunità" - vocaboli coniati da un supremo trasformista che non poteva mancare nell'elenco di danzatori dei sette veli qui a fine pagina (v. anche, per i vocaboli menzionati, il resoconto sul blog ufficiale di Sabina Guzzanti).

L'inciucio


L'inciucio rappresenta un modo alternativo e quasi underground di compiere la danza dei sette veli. Mentre il salto della quaglia è il passaggio brutale e senza scrupoli da una sponda all'altra, la faccia-di-bronzo fattasi realtà e mestiere, l'inciucio è piuttosto l'arte di servirsi delle amicizie per rimanere a galla e/o per portare avanti un mestiere che nel 99% dei casi è fondato su una palese disonestà improduttiva.

Perché "disonestà improduttiva"? Risposta: c'è bisogno di appoggi mafiosi per svolgere onestamente il proprio lavoro? ed è più produttivo un lavoro onesto oppure uno disonesto?

Come tutti capiranno, il supremo rappresentante di questa arte dell'inciucio è il nostro (attuale) presidente del consiglio Silvio Berlusconi:

MILANO - 'Un Berlusconi senza processi è il mio obiettivo e lo dico contro i miei stessi interessi perché non avrebbe più bisogno di un avvocato'. Scherza dal palco della Festa delle Libertà, il parlamentare e difensore del premier Niccolò Ghedini. Ma neanche troppo, perché aggiunge che grazie al continuo attacco a Berlusconi i magistrati possono continuare a godere dei loro privilegi da casta. A dargli manforte ieri a Milano, c'erano il ministro delle Giustizia Angelino Alfano, Francesco Pionati, segretario dell'Alleanza di Centro, Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia e indagato nell'inchiesta sulla P3, Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato. A guidare il dibattito il direttore del Tg1 Augusto Minzolini.'Abbiamo una magistratura straordinariamente forte - ha sostenuto Ghedini - alla quale non dispiacciono i processi a Berlusconi perché consentono di gridare al golpe e mantenere lo straordinario potere che i giudici hanno in questo Paese'. Il cancro del sistema - a giudizio dell'avvocato di fiducia di Berlusconi -  sta nell'enorme libertà e nell'autoreferenzialità di cui godono i magistrati. 'Sono l'unico potere che si autogiudica, sono fuori controllo' e per questo 'bisogna riformare la magistratura attraverso una riforma costituzionale, basta trattare'. L'attacco mira direttamente al Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno delle toghe. Per Ghedini non funziona, perché non funzionano i magistrati. Da qui deve partire la riforma della Giustizia. 'Non è possibile che i magistrati non siano mai puniti per i loro errori. Berlusconi aveva ricevuto un avviso di garanzia nel '94 a Napoli e dieci anni dopo è stato assolto perché il fatto non sussiste. La stessa cosa è accaduta in questi giorni a Vittorio Emanuele', ha detto Ghedini, aggiungendo che nessuno ha pagato per questi errori.

Con l'arte dell'inciucio non si smentiscono le proprie idee di ieri, non ci si autocontraddice, non si scredita la propria dignità, non ci si sconfessa. Questo tipo particolare di danza dei sette veli, comunque apparentato col primo, consiste nel passare da amico ad amico, da appoggio ad appoggio, da costume a costume e da velo a velo, senza "svelarsi" mai. In questo modo la magistratura diventa l'orco in sabbia che vuole ostinatamente distruggere il gioco, la ragnatela di amicizie, il sistema di do-ut-des ben allestito, "gelatinoso". Che poi il compito della magistratura debba essere svolto "ostinatamente" significa solo che deve attenersi ai legittimi poteri che la Costituzione le ha assegnato.

I danzatori dei sette veli


Chi sono i nostri migliori esempi di salto della quaglia? Chi sono i più bravi trasformisti d'Italia, a parte Fregoli e Brachetti?

Ecco alcuni esponenti di quest'arte storicamente italica: il contorsionismo. Uomini e donne che hanno cambiato veli, casacche ed ideali con una tale facilità, che ci si può chiedere se siano dei traditori dei loro ideali giovanili. La risposta è No: scaltri intellettuali e/o politici che hanno semplicemente fatto un upgrade della loro morale e delle loro regole d'azione. Niente di nuovo sotto il sole, dovremmo anzi aggiungere per non dover cercare questo genere di compatrioti fin nell'alba dei tempi.

Comincio dai primi nomi che mi vengono in mente.
Altri poi si aggiungeranno, anche grazie ai suggerimenti degli amici:



Contorsionisti; atei devoti; riciclati della prima ora; finti intellettuali "prendi-i-soldi-e-scappa" che una volta eclissatisi hanno lasciato un buco enorme (?) nella cultura del Paese; industrialotti delusi da una Sinistra che non c'è, e, non essendoci, non gli apre le porte di un Ministero; parlamentari di centro (?) che per la fifa di non essere rieletti si precipitano a votare la fiducia e intanto si fanno pagare per la prestazione.

Lo so che a scorrere quei nomi prende lo sconforto.
Perciò vi dedico una canzone:

...e devi dire grazie a te se resti come sei
dire grazie a te che non ti lasci mai...

Elisa, Anche se non trovi le parole



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